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Visualizzazione dei post con l'etichetta prassi esecutiva

la "tarantella minimalista" delle campane di Pasquale Rimolo

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disegno di campana tratta dall'Enciclopedia di D'Alembert e Diderot Pasquale Rimolo è stato uno degli ultimi storici campanari della chiesa di Santa Maria Maddalena in  Morano Calabro. Nel video è possibile farsi un'idea delle modalità con cui viene suonato il concerto di campane da un campanaro tradizionale. Se è vero, come abbiamo notato in un precedente post  che il paesaggio sonoro dell'occidente cristiano era fortemente caratterizzato dal suono delle campane, lo studio di questi oggetti sonori può dirci qualcosa rispetto alla filosofia che sta alla base della cultura musicale in cui esse venivano utilizzate. Innanzitutto possiamo sicuramente affermare che la chiarezza con cui nel suono delle campane vengono resi percepibili gli armonici implicherebbe di per sé un modo di concepire la musica basato sulla coesistenza di suoni diversi, ovvero, in nuce una forma di polifonia. Il significato teologico di questa molteplicità di suoni emessi simultaneamente da un unico o...

Performatività e musica di tradizione orale: alcune considerazioni

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Carmen Miranda in una samba il seguente post è liberamente ispirato a un'articolo di Andrès Amado, " In Defense of Performativity: How “Performativity” Helps Us Understand the World Around Us" consultabile qui "Everything’s an act, from the minute we wake up and open our eyes.” Frances de Ponte, The air you breathe Questa citazione viene da un romanzo ispirato dalla figura di Carmen Miranda , cantante e attrice portoghese naturalizzata brasiliana, che divenne famosa negli Stati Uniti esportandovi un'immagine stereotipata ed esteticamente esagerata della cultura brasiliana. La frase che Frances De Ponte fa dire alla cantante Graça, la protagonista del suo romanzo, non sembra essere applicabile alle culture tradizionali, a cui generalmente viene associato un concetto di purezza ed una mancanza di finzione che impediscono di interpretarne le espressioni culturali in termini di messa in scena. A ben vedere però, le parole di Graça, che sfidano esplicitamente la nozio...

Eterofonia 2: variazioni simultanee della stessa melodia

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Gamelan di Bali   Questo post riprende alcuni contenuti dell'articolo di Zanna Partlas "Theoretical approaches to Heterophony" liberamente consultabile e scaricabile  qui Il concetto di eterofonia, come abbiamo visto in un precedente post  pone diverse questioni relative alla natura stessa di questa pratica. La definizione più calzante è forse quella che la definisce come una "variazione simultanea della stessa melodia".  In realtà non è sempre possibile distinguere la melodia principale dalle sue variazioni, per cui anche questa definizione non è sempre valida. In questo senso possiamo dire che le varie parti in eterofonia possono essere viste come "forme equivalenti e alternative" ( Brandl ) della melodia base. C'è anche la questione delle tecniche di variazione rilevanti per l'eterofonia. Alcuni autori parlano di variazioni omogenee di una melodia come la caratteristica principale dell'eterofonia, altri descrivono tecniche di variazione ...

Eterofonia 1: alterità simultanea

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' canti liturgici etiopi a Lalibela Questo post riprende alcuni contenuti dell'articolo di Zanna Partlas "Theoretical approaches to Heterophony" liberamente consultabile e scaricabile qui Curt Sachs, parlando di quelle categorie di musica che implicano l'esecuzione simultanea di più note o altezze, introduce l'idea di alterità simultanea per definirle. Tale caratteristica è fondamentale e prende in considerazione il fenomeno musicale dal punto di vista del risultato sonoro più che da quello degli esecutori. E' interessante notare come nella teoria musicale la differenziazione fondamentale che riguarda la tessitura riguardi proprio la presenza o l'assenza di questa alterità anche se possiamo presupporre che in molte culture tradizionali non esista alcuna nozione di unisono nè un preciso controllo delle deviazioni da questo: sarebbe probabilmente questa un'ipotetica situazione di partenza da cui si potrebbero sviluppare delle forme di eterofonia. Que...

Strumenti e campane: Il paesaggio sonoro riflesso nella concezione degli strumenti musicali

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  l'abbazia di Sainte Geneviève du Mont come probabilmente appariva ai tempi di Marais Nel 1723 Marin Marais , uno dei compositori e gambisti più importanti del '700 francese pubblicò una composizione intitolata Sonnerie de Sainte-Geneviève du Mont de Paris. Si tratta di un Morceau de symphonie , ovvero di un brano concertante scritto per violino, viola da gamba e basso continuo. E' un brano molto eseguito e caratterizzato non già dal protagonismo del violino ma dal virtuosismo della viola da gamba che utilizza diverse tecniche che Marais aveva appreso dal suo maestro Monsieur de Sainte Colombe . L'intera composizione è basata su un basso ostinato che è assimilabile a quello della ciaccona o della passacaglia  formato da una serie di tre note contigue discendenti: nel caso della sonnerie si tratta delle note RE-FA-MI. Questa serie di note dovrebbe riprodurre il rintocco delle campane dell'antica abbazia parigina di Sainte-Geneviève che in effetti si sentono risuona...

Le pive di Joan ambrosio Dalza e la lira di Carlo Farina

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  Nel 1508, l'editore Ottaviano Petrucci  pubblicò a Venezia un libro di intavolature per liuto del liutista lombardo Joan Ambrosio Dalza . Questa raccolta di composizioni (consulta  qui   la scansione del libro) contiene in larga parte delle danze, probabilmente di origine popolare, che vennero adattate da Dalza al suo strumento. Il liuto, strumento il cui uso polifonico si affermava proprio in quel periodo, aveva la possibilità di realizzare tutte le parti implicate nei brani. Le composizioni di questa raccolta possono essere infatti suddivise orientativamente in tre gruppi:  - tastar de corde e recercari: Si tratta di "preludi" alle danze e brani basati sul procedimento imitativo che sfruttano le possibilità polifoniche di uno strumento come il liuto. Probabilmente si tratta di composizioni che possono essere assimilate per funzione alle arie per lira che abbiamo visto in questo post , avendo il duplice scopo sia di "riscaldare" il musicista che preparare al...

Intervista a Maria Pomianowska: la tradizione vivente

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  Maria Pomianowska  è una musicista polacca che si è occupata della riscoperta e della ricostruzione di alcuni antichi strumenti della tradizione polacca, cercando di riscoprirli e farli risuonare nel mondo contemporaneo. Partendo da alcune fonti iconografiche nel caso della suka  e da alcuni reperti archeologici risalenti al XVI secolo nel caso del Plock Fidel , Maria ha ricostruito, oltre agli strumenti, anche una tecnica esecutiva ispirandosi a strumenti come il sarangi e le lire balcaniche, oltre che al suo passato di violoncellista. Della Suka infatti, non era rimasto nulla nella tradizione polacca, se non qualche memoria e un menzione dello strumento da parte del teorico tedesco Martin Agricola , che in un suo trattato di metà '500 menziona il cosiddetto Polnische Geige alludendo alla tecnica di tastatura con l'unghia comune alla famiglia delle lire. La tecnica strumentale sviluppata da Maria è stata formalizzata in un manuale dedicato a questo strumento. Dopo 27 ...

Modalità e lira calabrese: parte 4 - confronti tra stili tradizionali

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  Le lire del mediterraneo Se prendiamo in considerazione la lira diffusa nel bacino del mediterraneo, caratterizzata dalla forma a pera, piroli a inserimento sagittale, assenza di tastiera, anima incastrata sotto il piedino del ponte, è difficile capire come e dove essa si sia originata e in seguito diffusa. L'opinione più accreditata vuole che questo strumento sia di origine greca e si sia in seguito diffuso nell'Europa orientale per il tramite dell'impero bizantino. La lira si trova infatti in tutto il mediterraneo orientale, ad eccezione della Calabria, che rappresenta il punto più occidentale della sua area di diffusione. area di diffusione della lira Le tipologie di lira che sono rimaste più affini allo strumento calabrese sono il kemene macedone, il  Cemane serbo , la ljierica croata e la lira trace .  Prenderemo quindi in analisi la musica che con essi viene eseguita cercando di capire analogie e differenze negli stili esecutivi, in modo da avere un'idea più pr...

Intervista a Dimitar Gougov: la lira "barbara"

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 Dimitar Gougov è un musicista che proviene dal nord della Bulgaria, ma vive da molto tempo in Francia dove è attivo principalmente in due ensemble, i violon barbares , un trio composto da Dimitar alla Gadulka, Dandarvaanchig Enkhjargal al Morin Khuur  e Fabien Guyot alle percussioni e Boya , anche in questo caso un trio composto da Gadulka, piano e percussioni. Con Dimitar abbiamo discusso la sua formazione musicale, i suoi progetti musicali ed è emerso come nel periodo del comunismo la musica tradizionale, e di riflesso anche la Gadulka abbia conosciuto un grande sviluppo grazie alla politica di promozione della cultura popolare adottata dal regime.

Modalità e lira calabrese: parte 2- I tenores di Ortiz

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  il trattado de glosas di Ortiz (1553) A partire dal '500, soprattutto nell'ambito della musica strumentale, si trova traccia di quelli che  Diego Ortiz , musicista spagnolo trapiantato a Napoli, definisce tenores italiani ovvero delle danze costruite attraverso brevi e ripetitive successioni di accordi su cui era possibile improvvisare delle variazioni e che probabilmente provenivano da un ambito popolare. Ortiz ne inserisce alcune nel suo trattato fornendo degli esempi di diminuzione sulla base armonica fornita dal corrispondente tenor.  tra gli esempi più interessanti ai fini del nostro discorso troviamo il passamezzo  nelle sue versioni antica e moderna: si tratta di due danze dalla struttura armonica relativamente semplice, che si basano sulla successione di quattro accordi (in maiuscolo accordi maggiori, in minuscolo accordi minori, per comodità in tonalità di sol): - Passamezzo antico : sol FA sol RE  - Passamezzo moderno:  SOL FA SOL RE  ...

Intervista all'ensemble Gamut: l'antica musica che parla alla contemporaneità

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  L' Ensemble Gamut!  cerca, attraverso un processo collettivo di ricerca, improvvisazione e condivisione, di approcciare il repertorio antico e tradizionale con una lente nuova, cercando cioè di traghettare nella contemporaneità musiche provenienti da contesti storici e geografici spesso molto lontani.  Seguendo questa intuizione, la fondatrice dell'ensemble Aino Peltomaa, ha coinvolto anche il musicista Ilkka Heinonen che approccia uno strumento tradizionale finlandese come lo Jouhikko  in maniera innovativa, adattandolo a nuovi contesti sonori. Nella nostra intervista abbiamo parlato del loro approccio al repertorio, di come riescono ad integrare in un progetto comune le diverse anime dei componenti e dei loro progetti a breve termine. Il loro ultimo lavoro discografico UT! , pur discostandosi da quello che normalmente ci si aspetterebbe da un album di musica antica ha ricevuto importanti riconoscimenti in Finlandia e critiche molto positive in tutta Europa. ...

la "tarantella du Barilli", un classico del repertorio della lira calabrese

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Francesco Trimboli, "U Barilli" Francesco Trimboli, probabilmente nato sul finire dell'800 e morto nel 1964, era un mugnaio di Agnana , nella Locride. soprannominato Barilli , era riconosciuto come un virtuoso dai musicisti documentati nel corso della ricerca sul campo della cooperativa R.L.S. come Domenico Tropea e Giuseppe Fragomeni . Essendo già morto nel momento in cui venne effettuata la ricerca, la sua suonata caratteristica venne cantata da Domenico Tropea agli etnomusicologi e così registrata e documentata nel CD frutto di quella ricerca. Domenico Tropea (ai flauti e canto) insieme a Giuseppe Fragomeni (Lira) Con il rilancio dello strumento avvenuto in seguito alla ricerca e il conseguente accostamento di giovani musicisti a questi repertori la "tarantella du Barilli" è divenuta una specie di standard del repertorio della lira: la melodia viene infatti suonata dalla maggior parte delle persone che si accostano alla lira calabrese. In questo post cercher...

Pasquale Iervasi: il suono nascosto

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  Pasquale Iervasi, contadino di Gioiosa Ionica, classe 1910, nel momento in cui la coop. R.L.S. effettuò la propria indagine sul campo alla ricerca della lira all'inizio degli anni '80, suonava raramente e solo in casa, quasi vergognandosene.  In quel periodo  la lira, come afferma un altro suonatore intervistato dalla cooperativa, Francesco Carlino, veniva associata ad un periodo di miseria, quando per vivere si "guardavano" le pecore e si camminava scalzi.  L'attività dei pochi suonatori rimasti va quindi considerata una forma di resistenza culturale, nel momento in cui lo strumento costituiva lo stigma della miseria atavica di quei luoghi, l'antitesi di una modernità che in quel momento si stava affermando pienamente anche nei luoghi più remoti della Calabria. Iervasi era, a detta dei ricercatori, il più virtuoso dei suonatori documentati durante la ricerca. il suo stile dal fraseggio molto asciutto e spezzato è estremamente riconoscibile, anche se condiv...

Calabria greca 2: La lira in Calabria

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Il disco  Calabria greca 2: La lira in Calabria (link youtube qui ) costituisce attualmente l'unica documentazione discografica del repertorio della lira calabrese tradizionale. Si tratta del frutto della ricerca sul campo intrapresa dalla cooperativa R.L.S. tra il 1981 e il 1987 sulla costa jonica della provincia di Reggio Calabria. l'area della Locride Originariamente diffusa anche nella zona costiera tirrenica, nel momento in cui la ricerca fu effettuata gli ultimi suonatori tradizionali di questo strumento vivevano tutti nelle contrade collinari tra i comuni di Siderno, Gioiosa Jonica e Gerace.  localizzazione dei suonatori registrati nel CD Le registrazioni documentano un repertorio composto da diversi "generi" musicali: - sonata a ballo: si tratta dello stile più comune, che può essere accostato alle musiche da ballo diffuse nella regione. - canti di questua: le registrazioni documentano un canto di questua che si effettuava accompagnati dalla lira per le feste ...

La lira di Martoretta

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 Il compositore calabrese del '500 Giandomenico Martoretta, originario della città di Mileto, viene citato in un poema coevo come suonatore di uno strumento denominato nel testo latino "chelys". Questo paper, presentato alla conferenza MedRen di Edimburgo il 4 luglio 2020 da Amedeo Fera e Vincenzo Piazzetta, propone la suggestiva ipotesi che lo strumento in questione possa essere una forma di lira. Attraverso l'analisi dei termini musicali contenuti nel poema e delle informazioni che possono essere desunte da altre testimonianze documentarie e iconografiche viene indicato anche un possibile uso di questo strumento all'interno del repertorio polifonico del tempo. Autori: Amedeo Fera e Vincenzo Piazzetta